place Sainte-Justine
vivo in Belgio da metà della mia vita.
non sono un’ammiratore del paese,
e non voglio convincere l’Italia del Belgio.
gli italiani hanno l’Italia, e questo è un argomento molto forte.
vorrei solo dire qualcosa sulla capitale del Belgio.
Bruxelles è nella mia vita da moltissimo tempo.
dal mio primo bacio al mio primo tattoo.
ho riso lì, allegra,
con i fiori sulla mia bici, cercando Place Sainte-Justine*.
ho pianto lì, devastata,
a deporre i fiori, dopo i terribili attentati.
e poi tutto cambiò, soprattutto la mia storia d’amore con questa città.
bruxeller
Bruxelles, un classico di culto, con me come comparsa.
guardala in questo modo, e ti innamori perdutamente,
e non c’è modo di tornare indietro.
vedo chiaramente che la città è un’enclave, dove si litiga costantemente per disaccordi banali.
in lingue diverse che le persone riescono a capire perfettamente,
ma che semplicemente non vogliono capire.
abbraccia il caos illogico e grezzo, dice il residente,
e questo è anche il fascino del Belgio.
io vedo, soprattutto, una città fotogenica.
la fotografa in me vede il bianco e nero, con forti contrasti.
movimento in un’immagine fissa.
un dramma grafico, ma io non oso.
io ? non (pos)so fotografare Bruxelles.
io ? vorrei solo bruxellare*.
presto bruxello* di nuovo per,
forse la capitale più sottovalutata che conosca.
la mia testa tra le nuvole & mon cœur dans les étoiles,
come una comparsa.
Claudia Lago di Garda
la vostra corrispondente dal Lago di Garda
(oggi da Bruxelles)
*place Sainte-Justine, una piazza immaginaria.
(sous les lampions de la place Sainte-Justine)
*bruxeller, un verbo che deve essere urgentemente incluso nel dizionario.
in italiano sarebbe ‘bruxellare’, quindi ‘bruxello’.
(c’était au temps où Bruxelles bruxellait)
entrambi della canzone Bruxelles di Brel.

